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Storie di Guerra Italiana – L’affondamento del Laconia

| 21 giugno 2007 | 1 Comment

Nei libri di storia e in televisione, attraverso film o documentari si vede sempre che, dopo l’affondamento di una nave nemica, gli u-boot, (sottomarini tedeschi) all’arrivo dei naufraghi verso i sommergibili, indietreggiano e non danno soccorso ai naufraghi. Vi siete mai chiesti il perchè di questo comportamento?
Per spiegarlo bisogna tornare indietro nel tempo, al 1921, esattamente il 9 Aprile. Siamo in un cantiere navale inglese ed un nuovo transatlantico è appena scivolato in mare toccando l’acqua per la prima volta, il suo nome è “Laconia”. Questo nome deriva dal nome di un’altra nave sempre della compagnia “Cunard White Star Line” affondata nel 1917 da un u-boot tedesco. La nuova nave creata appositamente per traversate oceaniche aveva uno scafo lungo 190 metri e largo 22, la sua stazza era di quasi 20.000 tonnellate. Nel 1923 fu la prima nave a compiere una crociera attorno al mondo toccando la bellezza di 22 porti. Il suo servizio di crociera soffri un solo grosso incidente nel 1934 a causa di un urto contro la fregata americana Pan Royal, ma anche avendo subito gravi danni riuscì a rientrare nel porto di New York e l’anno successivo riprese il suo servizio di crociera. Nel 1939, allo scoppio della guerra, la nave venne convertita in mercantile militare e nel 1941 in nave per trasporto truppe. Il 12 Settembre 1942 la nave venne avvistata da alcuni u-boot 130 miglia a Nord-NordEst dell’isola di Ascensione (vicino alle coste dell’Africa). A bordo della navi si trovavano 2.732 persone, 1.800 delle quali erano prigionieri di guerra italiani catturati della prima battaglia di el Alamein. Come era solito per i branchi di sottomarini tedeschi l’attacco fu effettuato di notte. Alle 8.10 del mattino la nave fu colpita da un primo siluro ed a causa dell’esplosione, si ipotizza che 450 prigionieri italiani perirono sul colpo. Successivamente un altro siluro colpì un’altra paratia provocando altri morti e facendo inclinare la nave paurosamente. Qui la versione ufficiale (ovvero quella inglese) dice che le porte delle stive (due piani di stive) furono aperte dalle guardie polacche e grazie a loro molti prigionieri poterono salvarsi da una morte certa. Ma la storia andò diversamente purtroppo. I testimoni italiani che riuscirono a fuggire (furono pochissimi), dissero che le guardie ricevettero l’ordine dagli inglesi di non aprire le gabbie e di respingere ad ogni costo ogni tentativo di fuga da parte dei 1800 prigionieri italiani a bordo. Come prove di questa versione, molti cadaveri di POW (prigionieri di guerra) italiani furono recuperati in mare e presentavano lesioni compatibili con le descrizioni fatte dagli italiani superstiti, ovvero mani tagliate (per evitare che si aggrappassero alle grate), colpi di pistola a bruciapelo e altre atrocità.

Altra prova di ciò sta nel fatto che quasi la totalità dei superstiti, furono inglesi, polacchi, donne e bambini. Il numero dei morti causati da questa tragedia si stima intorno alle 1600-1700 persone di cui 1350 prigioni italiani su 1800, sono 11 inglesi su 811 e 31 polacchi su 103 a bordo. Ma ora giungiamo alla domanda iniziale… Perchè gli u-boot non soccorrevano le vittime delle loro incursioni? Semplice! L’u-boot u-156, accortosi di aver silurato una nave carica di prigionieri di guerra, si impegnò subito nella missione di soccorrere i superstiti (inglesi inclusi) e per tale operazione chiede anche l’aiuto di altri 2 sommergibili che si trovavano in zona, l’u-506 e l’u-507. Il comandante dell’u-156 fece stendere sul ponte del sommergibile un grosso telo bianco con una croce rossa per indicare che era in corso una operazione di soccorso e trasmise in chiaro un messaggio in inglese in cui si avvertiva dell’operazione. Il messaggio giunse agli inglesi che non fecero altro che ignorarlo. Alle 11.25 arrivò sul posto un b-24 (un aereo americano) in ricognizione e successivamente si allontanò. Nel frattempo dal sommergibile, via radio, era stato mandato un messaggio da un ufficiale RAF superstite, che a bordo del sottomarino vi erano naufraghi. Dopo mezz’ora il b-24 americano tornò in zona e sganciò 5 bombe sul sommergibile, colpendo una scialuppa e l’u-boot, causando avarie agli accumulatori ed al periscopio. A questo punto gli uboot tagliarono le cime delle scialuppe (che nel frattempo erano state legate al sommergibile per non farle disperdere) e si immersero. Il sommergibile italiano Cappellini ed altre navi francesi che erano state chiamate in soccorso, accolsero i prigionieri e gli italiani che si trovavano sull’u506 e l’u-507 più quelli trovati sulle scialuppe alla deriva (il giorno successivo prima ancora del recupero da parte delle navi, vi fu un tentativo vano, sempre da parte di aerei americani, di affondare l’u-506). Solo 2 scialuppe con a bordo un centinaio di naufraghi rimasero alla deriva per diverse settimane in balia del mare e di questi solo sei raggiunsero le coste africane e rimasero in vita. A causa di questi bombardamenti da parte degli alleati, il comandante ammiraglio tedesco Karl Dönitz a capo della divisione sommergibili, diede l’ordine di non soccorrere più i naufraghi dopo gli affondamenti. A causa di questa sua decisione, fu accusato, processato e condannato per crimini di guerra nel processo di Norimberga. A sua discolpa, durante il processo, Dönitz riportò che il medesimo comando era stato dato alle forze alleate anche dal comandante in capo americano Chester Nimitz. Quindi Dönitz non aveva fatto nulla che anche gli alleati non avessero fatto. Questa è una lampante dimostrazione che la storia la scrivono i vincitori. Ancora oggi gli inglesi (e lo hanno fatto anche durante una trasmissione televisiva incentrata sulla ricostruzione della tragedia e la narrazione degli eventi), negano di aver praticamente condannato a morte gli italiani e in alcuni casi nemmeno vengono menzionati.

Esempio tratto da wikipedia inglese: http://en.wikipedia.org/wiki/RMS_Laconia_(1921)
Captain Sharp ordered the ship abandoned and the women, children and injured taken into the lifeboats first. Some of the 32 lifeboats had been destroyed by the explosions and the Italian prisoners tried to rush those that remained. The efforts of the Polish guards were instrumental in controlling the chaotic situation on board and certainly saved many lives.

At 9:11pm Laconia sank with many Italian prisoners still on board. The prospects for those who escaped the ship were only slightly better; sharks were common in the area and the lifeboats were adrift in the mid-Atlantic with little hope of being rescued.

Traduzione:
Il Capitano Sharp diede l’ordine di abbandonare la nave e ordinò che le donne, i bambini e i feriti fossero portati per primi nelle scialuppe. Alcune delle 32 scialuppe erano state distrutte dalle esplosioni e i prigionieri italiani cercarono di utilizzare quelle rimaste. L’intervento delle guardie Polacche fu strumentale nel controllare la situazione caotica a bordo e sicuramente salvarono molte vite

Alle 9:11pm il Laconia affondò cone molti prigionieri Italiani ancora a bordo. La prospettiva di salvezza per coloro che scapparono dalla nave era solo leggermente migliore; gli squalierano comuni in quell’area e le scialuppe erano alla deriva nel mezzo dell’Atlantico con poca speranza di venire recuperate.

Io questo lo chiamo ignorare la verità. Come gli inglesi avevano fatto nel 1912 con gli italiani della terza classe del Titanic, nel 1942, fecero con i prigionieri italiani a bordo del Laconia.
Continuiamo a far parlare la televisione e la versione “ufficiale” (ovvero quella inglo-americana), ma noi Italiani, invece, cerchiamo invece di conoscere la verità sulla Nostra Storia.

Fonti:
http://cronologia.leonardo.it/battaglie/batta108.htm
http://wernerhartenstein.tripod.com/italiano01.htm
http://club.giovani.it/firewolf/forum/t25-MercoledA%AC-29-luglio-1942-in-Egitto.html
http://www.theshipslist.com/ships/descriptions/ShipsL.html
http://en.wikipedia.org/wiki/RMS_Laconia_(1921)

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