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A zonzo per musei

| 7 febbraio 2010 | 2 Comments

Ieri sono stato preso da una inspiegabile mania museale e mi sono messo alla ricerca di qualcosa da andare a visitare. Avevo quasi deciso di andare a vedere la mostra fotografica al Museo delle Scienze Naturali, poi però avendo già visitato quel museo ed avendo visto che la mostra si protrae fino a Marzo, ho deciso di visitare altro, il Museo di Antropologia Criminale “Cesare Lombroso”. Il Palazzo degli Istituti Anatomici presente in Corso Massimo D’Azeglio mi ha sempre attirato per via dei suoi due “minareti”. Erano anni che sapevo che la collezione Lombroso era contenuta in quell’edificio ma non era visitabile, l’anno scorso invece fu riallestita ed aperta. Oggettivamente mi sarei aspettato qualcosa di più, anzi diciamo molto di più da questo museo. Ho constatato una quasi totale assenza di didascalie esplicative dei manufatti e preparati esposti, cosa che in un museo non dovrebbe mai avvenire. Non riesco a darmi una spiegazione di tale gestione, non ho capito se mancassero ai curatori informazioni riguardanti i pezzi conservati oppure la decisione è stata semplicemente quella di esporli come in un macabro circo. Forse il curatore ipotizzava che chi entrava sapesse già tutto dei pezzi esposti e fosse un anatomopatologo-criminologo di dichiarata fama? Oppure forse si voleva solo che la gente comprasse la guida al museo (molto più probabile questa spiegazione). A prescindere dalla quasi assoluta mancanza di spiegazioni la mostra si potrebbe anche mostrare interessante. Per fare un esempio di pezzo esposto senza spiegazioni, vi è appeso ad una parete un enorme bastone in legno vicino ad una scritta riguardante le condanne capitale (se ricordo bene). A guardarlo così sembrerebbe un pezzo di legno senza valore ma guardando indietro nella mia mente penso sia il bastone con cui venivano effettuate le condanne a morte qui a torino, prima della forca e della ghigliottina (avevo letto qualcosa a riguardo molto tempo fa su un libro di Torino). Nel corridoio finale c’è invece la seconda forca utilizzata a Torino nella prima metà del 1800, ma sembra quasi buttata lì nell’angolino e affianco un quadretto e qualche riga di spiegazione. Interminabili file di teschi umani riempiono la prima sala, ricordando gli studi anatomici condotti da Lombroso. Una vetrina centrale ospita invece armi sequestrate ed a volte utilizzate in omicidi da persone comuni e briganti della seconda metà del 1800. Anche in questi casi le uniche spiegazioni a cui riferirsi sono le scolorite etichette originali di oltre un secolo fa che, in alcuni casi, per colpa dello scolorimento dovuto al tempo sono del tutto illegibili (per non parlare della elaborata calligrafia dell’epoca che oggi risulta nella maggior parte dei casi illegibile ai nostri occhi). Maschere mortuarie di delinquenti comuni sono in bella mostra insieme a vasi decorati dai carcerati ed a manufatti da loro creati per passare il tempo. Tre vestiti sono messi in bella mostra in vetrine ermeticamente sigillate ma senza alcuna spiegazione, tranne per uno creato da un ex brigante in carcere utilizzando gli stracci con cui si puliva a terra. Un altro ho scoperto tramite internet che era di un ex brigante (ma lo si poteva intuire anche dal fucile presente accanto al vestito), mentre il terzo in stile indiano mi risulta ancora oggi ignoto. Lo studio di Lombroso fa mostra di sè nell’ultima sala, ma immagino che non fosse quella la sua collocazione originaria. La cosa che mi ha lasciato più sconcertato è lo stato di sbando a cui erano sottoposti i visitatori. Sentivo molti di loro parlare a bassa voce chiedendosi cosa fossero certi oggetti data la assoluta mancanza di spiegazioni scritte. Nel corridoio finale erano affissi in mano modo (addirittura a coprire quasi del tutto le vetrine presenti) degli stendardi bianchi con spiegazioni generiche sulla situazione di brigantaggio, pena di morte ed altri argomenti inerenti il periodo storico in cui fu iniziata la collezione di Lombroso. Una ventina di personi a secco di spiegazioni per tutta la mostra si affaticava a leggerli nella immotivata speranza di avere ulteriori spiegazioni riguardo la mostra. Un ultimo appunto, appena si entra è possibile vedere uno scheletro completo in posizione eretta come ad accogliere i visitatori alla mostra provenienti dal corridoio d’accesso. Bene, solo grazie ad una guida privata che passava di là in quel momento, ho scoperto che era il corpo di Cesare Lombroso da lui stesso donato per entrare a far parte della propria collezione alla sua morte. Naturalmente anche in quel caso nemmeno una piccola etichetta per dire cosa era. In poche parola una mostra che per la sua pessima organizzazione potrebbe essere definita un baraccone errante, se solo si muovesse…

Mentre tornavo a casa, sono passato davanti al Museo di Antropogia Umana “Luigi Rolando” che si trova nello stesso edificio e, visto che ero rimasto amareggiato dal precedente, ho deciso di visitare anche quello. Devo dire che dal punto di vista esplicativo la mostra era più dettagliata rispetto alla precedente e divisa per parti del corpo, testa, tronco, braccia, gambe, organi interni, etc etc. A lato di ogni fila di bacheche in vetro erano presenti delle schede infantilmente illustrate ma comunque esplicative. Mi sono profondamente sorpreso nel vedere dei genitori portare i propri bambini a visitare un museo del genere. Non è proprio il massimo portare dei ragazzini a vedere centinaia di cervelli umani, preparati medici sotto formalina e spaccati di corpi umani in cera e in carne ed ossa. Devo ammettere che la prima sala del museo era bene organizzata anche se i pezzi erano come stipati in pochissimo spazio. Molti preparati si trovavano dietro i montanti in legno delle vetrine, ovvero impossibili da visionare. La seconda sala invece risultava organizzata in maniera approssimativa. Tre vetrine con una collezione di 300 cervelli umani poggiati su ripiani in ventro sensa molte spiegazioni. Spaccati di donne incinta nelle varie vasi delle gestazioni, incluso il parto con utilizzo di forcipe. Preparati umani con parti di tubo digerente essiccato ed ulteriori crani divisi per sesso di appartenenza (sulla tempia destra di ogni cranio era indicato il sesso tramite il simbolo maschile o femminile). Alcune zone della seconda sala, soprattutto quelle agli angoli, risultavano così scarsamente illuminate da non riuscire a vedere cosa era contenuto nelle vetrine… Bellino questo museo, anche se una migliore organizzazione porterebbe sicuramente ad un netto miglioramento qualitativamente parlando. La quantità dei peraparati sarebbe di per se già sufficiente ad organizzare un ottimo museo.

P.S. quanto è difficile fare delle foto di nascosto da sotto il cappotto?:P

Museo di Antropologia Criminale “Cesare Lombroso”  – Via Pietro Giuria 15

Museo di Antropologia Umana “Luigi Rolando” – Corso Massimo d’Azeglio 52

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Comments (2)

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  1. lilith scrive:

    Anche io, pur essendo un ex-ex-ex-ex studentessa di medicina, ho avuto serie difficoltà ad apprezzare i due musei. All’estero, con quel materiale, organizzerebbero delle esposizioni spettacolari, (nei paesini più sperduti si trovano musei sul cavatappi o sul lavoro delle lavandaie dell’ottocento….)
    Se vuole lustrarsi gli occhi e riflettere sulla vanità della vanità, corra a vedere LUXUS al Museo delle Antichità, è l’ultima settimana di apertura.

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  2. MindLab scrive:

    Beh, se vogliamo parlare anche del Museo di Scienze Naturali di Torino, lo visitai anni fa immaginando chissà quali materiali avesse in esposizione. Dico solo che dopo aver girato la sala cercando una porta per le sale successive (che non c’erano), sono andato dal custode chiedendo se era tutto lì. Ero abituato a Musei di Scienze Naturali enormi, quello di Milano è davvero fantastico, quello di Vienna non ne parliamo nemmeno, ha un intero palazzo tutto per se! Quello di Torino sembra il bagno dei due che ho citato. Possibile che qui di grosso esista solo il Museo Egizio (che dopo la rimodernizzazione mi piace molto meno, è troppo asettico), la Galleria Subalpina ed il Museo del Cinema (che mi sono per ora ancora rifiutato di andare a vedere per paura di rimanerne deluso)? Fanno molte mostre carine ma di musei importanti e degni di nota quasi nulla.

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