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Lo zatterone di Corso Bramante

| 5 ottobre 2009 | 0 Comments

Mesi fa mi capitò di vedere su un sito di aste online una cartolina in cui era rappresentata uno zatterone elettrico. Non so per quale motivo, fin da quando la vidi, fui convinto che questa strana funicolare si trovasse proprio nelle vicinanze di casa mia. Questa sera, dopo averci perso almeno 2 gradi di vista a forza di osservarla nel dettaglio (visto che ne ho comprata una uguale a quella che vidi online), posso affermare di aver scoperto finalmente dove prestava servizio esattamente questo mezzo di trasporto. Considerate il fatto che da nessuna parte su internet (Google Books incluso) viene citato questo zatterone elettrico anche se in realtà fu utilizzato durante l’Esposizione di Torino del 1928. Questo, unito al fatto che non si trovino quasi notizie ne foto sull’inaugurazione del Ponte Balbis  (fra corso Bramante e piazza Zara), mi fa ipotizzare che fin da dopo la guerra sia stata avviata un’opera di “bonifica storica” a riguardo, eliminando qualsiasi costruzione e manifestazione collegabile in qualche modo con il regime di quegli anni. Ma passiamo alla scoperta.

Nel 1928, sulla riva destra del Po, nella zona compresa fra il ponte Balbis ed il Ponte Isabella, era stato ricostruito un insieme di villaggi coloniali. Una specie di stand con persone e abitazioni del paese di origine, in questo caso il più rinomato dei presenti era il villaggio Somalo in cui veniva tanto decantato ai visitatori il nuovo processo di scolarizzazione che vi era stato avviato. All’epoca la riva destra del fiume, in questo tratto, era molto diversa dall’attuale, da solo 17 anni era finita l’esposizione del 1911 e da una quindicina di anni era stato smantellato il ponte provvisorio sul Po, montato appositamente per la vecchia esposizione. Proprio nel 1928 era stato completato il lavoro di costruzione del nuovo ponte Vittorio Emanuele III (che una ventina di anni dopo fu rinominato Balbis). Al posto degli enormi padiglioni espositivi del ‘911 era rimasto uno spazio verde e fra corso Sicilia e corso Moncalieri e si erano andate costruendo le prima case multipiano della zona. L’odierna via Aquileia, all’epoca, continuava fino a giungere al fiume ed era ancora lungi dall’essere la scuola Media Statale Matteotti. La stesse piazza Zara e Muzio Scevola erano profondamente diverse, accerchiate da grandi portici e magazzini che ne definivano perfettamente la forma. Quello che mi ha aiutato a ricostruire il punto esatto sono stati una torretta in metallo ed un edificio. La torretta al giorno d’oggi, logicamente, non esiste più ma l’ho potuta ocnforntare con un’altra foto trovata online, mentre il palazzo di cui parlo si trova ad angolo fra corso Sicilia e via Aquileia ed è questo. Lo stile dello stabile è inconfondibile, palazzo di tre piani, 3 finestre per piano molto ravvicinate, la facciata dell’edificio divisa in 4 parti (3 con finestre ed una di accesso e scale). Nella cartolina d’epoca ad inizio articolo quell’edificio è lo stesso che si trova subito alla sinistra dell’ enorme antenna metallica. La foto fu scattata dalla riva opposta, da un posto situato molto più in basso rispetto al villaggio somalo ritratto nella foto sull’altra riva. Dal terrapieno sulla sponda destra si può capire che lo zatterone svolgeva servizio esattamente dove era presente fino a pochi anni prima il ponte provvisorio in legno, ovvero a Sud dell’attuale barca-ristorante “Genna”. Dello zatterone in sè non ho trovato alcuna notizia, tranne il fatto che era progettato dalla società Agudio, la stessa che aveva realizzato il più famoso impianto della cremagliera di Sassi-Superga, quando ancora funzionava a fune. Indicativo il fatto che l’Agudio ebbe in gestione la cremagliera di Superga (attrazione nata per l’esposizione del 1884)  dalla sua fondazione fino al 1935, anno in cui venne elettrificata e si passò ad un sistema più stabile di traino delle carrozze. Nell’esposizione del 1928 veniva pubblicizzata come una attrattiva, ma a quanto pare il sistema non ebbe poi tutto quel successo se già a distanza di soli 7 anni anche Sassi-Superga abbandonò il “sistema Agudio” proprio per problemi legati alla sicurezza. Non avendo trovato fonti su questo barcone, l’unica cosa che posso dire con certezza è che scomparve nel giro di pochissimo tempo. Questa, che io sappia, è l’unica immagine pubblica che la ritrae. Chissà che fine fece…

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Category: Storie

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