In Italia la stampa ha sempre avuto la tendenza a demonizzare qualcuno o qualcosa per poi abbandonare completamente la notizia o addirittura passare al punto di vista opposto. Qualcosa mi dice che sia una forma studiata appositamente per tenere in vita un notizia vecchia più del necessario. Basti pensare ai casi più eclatanti secondo la stampa nazionale, Cogne in cui la Franzoni fu prima additata come colpevole e negli anni successivi difesa e “perdonata” da tutti i giornali, oppure il caso di Garlasco in cui Alberto Stasi è stato fatto passare inizialmente come unico possibile colpevole per poi cercare in tutti i modi di scagionarlo. E’ un po’ come le mode nel vestiario, prima il nuovo abito piace a tutti, poi, a distanza di anni, si dice che era ridicolo. In questo ultimo mese sto leggendo sui giornali un nuovo termine che mi fa veramente incazzare, la parola “bullo”. Si è iniziato a definire bullo quello che a scuola frega i soldi della merenda e si comporta da spaccone per finire a chiamare nello stesso modo i rapinatori, i violentatori, i borseggiatori, gli estorsori, etc etc. Mi spiace per la stampa nazionale ma la parola “bullo” non significa semplicemente delinquente di giovane età. Ci sono reati che sono estranei al bullo quali ad esempio la violenza sessuale. Un uomo, o ragazzo che sia, che aggredisce una donna e la violenta è definito nella lingua italiana come “violentatore” o “stupratore” o magari, nel senso più ampio del termine, “maniaco sessuale”, sicuramente non sinonimi della parola “bullo”. Il bullo compie solo piccoli reati quali atti di teppismo o soprattutto di natura psicologica, cose che i rapinatori non fanno. Il problema principale ora sta nel fatto che gli italiani sono tendenzialmente un popolo incredibilmente credulone, che si fa convincere da piccole prove dimenticando le grandi e che, in qualsiasi caso, crede che dietro qualsiasi cosa ci sia un complotto. Non so se questo sia dovuto a troppi anni di “La Signora in Giallo” in tv, oppure a questa tendenza della stampa e della televisione a cambiare parere come una bandiera al vento passando alla fine sempre a prendere le difese del delinquente, però esiste una cosa certa nel nostro paese, la nostra lingua, l’italiano. Chiamiamo quindi le cose col nome che hanno.
Nella Russia di oggi tutto è possibile. I nuovi ricchi fanno a gara per chi fa le stranezze peggiori. Questo ad esempio ha un leopardo affacciato dal finestrino della propria auto. A quanto pare all’animale la velocità non sembra dispiacere più di tanto, sarà che è abituato…
Poche ore fa mi è capitato sott’occhio un articolo su Google news in cui si dava la notizia della scomparsa della cantante folk canadese Taylor Mitchell. Devo ammettere che non l’avevo mai sentita nominare prima di oggi e da quanto ho capito era una giovane promessa della musica. Sulla sua pagina di facebook, solo qualche giorno fa, mostrava tutta la contentezza nell’essere stata nominata per un premio dedicato ai cantanti folk canadesi e per aver iniziato da poco il suo primo tour. Ieri, mentre passeggiava in un parco della Nuova Scozia, è stata attaccata da due coyote. Le urla della ragazza hanno fatto in modo che degli esursionisti avvertissero i ranger ma, dopo essere arrivati sul posto ed aver liberato la ragazza dalle bestie, a nulla è servita la corsa con l’elicottero in ospedale. A causa delle gravi ferite la ragazza è morta.
Quello che mi rattrista, non è il fatto che sia morta una semplice giovane ragazza, di quelle ne muoiono tante, ma che sia morta una persona creativa. Nel mondo sono miliardi le persone, ma sono solo qualche miliore quelle creative e che riescono, solo grazie alla loro inventiva, a diventare qualcuno. Scrivere musica è una di quelle cose che può aiutare la gente a vivere e superare momenti difficili o a rendere perfetti i momenti felici. Ogni vita, se la si guarda singolarmente, ha una colonna sonora. I singoli generi di musica spesso rappresentano i vari momenti della vita di una persona. Tay, come ho visto che amava firmarsi, aveva appena iniziato a creare la colonna sonora della nostra vita quando la morte l’ha colta di sopresa, provenendo proprio dalla stessa Natura che lei amava e dai cui traeva ispirazione.
Matt Mulholland, un ragazzo neozelandese sta spopolando su internet per il video della sua versione a cappella della sigla dei Ghostbusters, naturalmente fatta da solo in multitraccia. Significa che questo pazzo ha fatto finta di suonare qualcosa tipo 14 tracce di differenti strumenti fatti solo con la voce e li ha messi insieme per creare la canzone originale. Non voglio nemmeno pensare a quanto tempo ci abbia messo a farla, però il risultato finale non è niente male. Lo stesso Matt si è stupito del mostruoso aumento di visiste al suo sito per via del video…
Nei giorni scorsi vecchietti si aggiravano per i parchi cittadini domandandosi a vicenda dove sarebbero stati i seggi delle primarie del PD. C’era chi si inventava le scuole, chi diceva nelle piazze e chi nelle sedi di partito. Insomma, era pieno di gente disposta a spendere 2 euro per il bene del partito, ma serve veramente questa pantomima? Era davvero indispensabile che addirittura il TG di rai 1 facesse un servizio sulle modalità di voto delle primarie? Esistono centinaia, forse migliaia di votazioni e raccolte firme da parte di gruppi di persone che varrebbe la pena di pubblicizzare a livello regionale e nazionale, per fare un esempio, non ho mai visto un servizio al TG della Rai sulla raccolta firme di www.acquapubblicatorino.org che aveva un presidio in Piazza Castello la settimana scorsa. Penso che sia più grave il fatto che il Governo abbia deliberato che entro il 2012 i Comuni dovranno vendere una quota di almeno il 70% delle Aziende Municipali a privati, inclusa le società di gestione dell’acqua. Tornando alla questione meno importante delle primarie, ma proprio loro che dicono che l’Italia è in crisi è la gente non ha soldi per mangiare, perchè hanno aumentato del 100% la spesa per la votazione? Già era indegno che alle votazioni precedenti si pagasse, ora è doppiamente indegno. C’è chi leggerà questo articolo e dirà, se non ti sta bene basta non andare a votare, spiacente ma sono contrario anche ai parcheggiatori abusivi, che più o meno fanno la stessa cosa del PD in questo momento, ovvero ti chiedono 2 euro per un servizio che in realtà è fittizio, quindi mi lamento allo stesso modo. Ho sentito anche dire che fanno firmare una specie di contratto in cui affermi che sei un votante del PD già prima di entrare. Ma una volta il voto non era segreto? Possibilità di votare online inserendo il numero di scheda del partito, ma siamo sicuri che esistano due database staccati e non uno unico in cui il proprio numero di scheda è affiancato al nostro voto?
Detto questo passiamo al povero Marrazzo. E’ uscito uno scandalo per il fatto che è andato a trans ed ha usato l’auto di servizio per andarci. Già mesi fa non me ne fregava nulla del fatto che si diceva che anche Berlusconi ed altri del PDL avessero fatto cose simili, pensate ora! Se era considerato un buon governatore, che rimanga dove faceva un buon lavoro, se lo faceva male, che si dimetta per quel motivo non per i trans.
A tutti quelli del PD che consideravano uno scandalo che Berlusconi fosse andato a prostitute o altro e ne chiedevano le immediate dimissioni, chiedo come mai quelli del PD abbiano forzato Marrazzo (già deciso a dimettersi immediatamente) a sospendersi e rinviare le dimissioni di 3 mesi per non creare troppi danni al partito. Se si dimette per scandali personali, è per la propria morale, cosa centra il partito?
Ne avevo visto uno (in tv) anni fa attaccato ad un palazzo in non ricordo quale paese orientale. Il funzionamento di questo apparecchio è molto simile a quello dello scivolo di sicurezza degli aerei. In poche parole la persona si lancia dentro il tubo di tela attaccato ad un piano relativamente alto di un palazzo, l’attrito e la pendenza del tubo fanno in modo che la persona arrivi al piano terra sana e salva. Ricordo che questa soluzione fu presentata quando fu palese il problema delle vie di fuga ad altezze elevate e con un numero abbastanza alto di occupanti ed un basso budget di spesa, ma in Italia, che io sappia, non è nemmeno stata mai presa in considerazione. Diciamo che è un sistema un po’ troppo poco sicuro… Nel nostro paese, invece, un sistema simile viene usato per il trasporto dei calcinacci, solo che, invece di essere un tubo di tela, è composto da coni di spessa plastica collegati da catenelle. Sicuramente vi sarà capitato di vederne attaccati a palazzi in ristrutturazione.
Detto questo diciamo subito che la persona nel video in questo articolo, con quasi assoluta certezza data l’altezza, è morta cercando di dimostrare il funzionamento di tale apparecchio alla folla sottostante. Il tubo di sicurezza quasi sicuramente avrebbe funzionato se non fosse per il fatto che l’aggancio alla scala era approssimativo ed ha ceduto di schianto proiettandolo nel vuoto verso una morte certa.
Esiste morte peggiore di quella accaduta durante la dimostrazione del funzionamento di un apparecchio che dovrebbe salvare vite umane? Non credo…
Pochi sanno di un evento di sangue avvenuto in piazza San Carlo quasi un secolo e mezzo fa. Già all’epoca la sua conformazione era quasi identica a quella attuale, solo i palazzi angolari su via Maria Vittoria furono rifatti negli anni’30 per i lavori di allargamento della vecchia via Roma. Era il 1864, in Italia il clima non era dei migliori, vi era un grosso dubbio sul futuro della nazione appena costituita, nel Sud era ancora in atto la grande lotta contro il brigantaggio che quasi ogni giorno mieteva le proprie vittime ed a Roma erano ancora presenti le truppe francesi a presidio dei possedimenti papali. Il 15 settembre di quell’anno venne firmato un trattato fra la Francia e l’Italia e la più grave delle clausole fu quella dello spostamento della capitale da Torino a Firenze e nella città sabauda la tensione, che già era salita alle stelle, sfociò in rivolte popolari. La popolazione qualche anno prima aveva festeggiato esultante la nuova qualifica di Torino a futura capitale d’Italia ed il Comune aveva avviato la progettazione e l’esecuzione di nuovi lavori pubblici atti ad incrementare la qualità dei servizi ed il prestigio della città. Leggendo i conti comunali, l’indebitamento della città fra il 1860 ed il 1964 salì fino a raggiungere livelli indescrivibili prima di allora. Molti di questi lavori pubblici non sarebbero mai stati portati a termine mentre altri, come la Stazione di Torino Porta Nuova, sarebbero stati conclusi ma senza una cerimonia inaugurale per dimostrare il lutto cittadino relativo allo spostamento della capitale. In questo scenario di protesta avvennero due eventi incresciosi in cui il corpo reale dei Carabinieri attaccò i manifestanti che protestavano nelle piazze. Il primo evento avvenne il 21 settembre, appena 6 giorni dopo la firma della Convenzione di Settembre e si svolse in piazza Castello. Un drappello di Carabinieri, non si sa con quale ordine, scese in piazza dall’edificio del Ministero degli Interni ed iniziò a fare fuoco sui passanti. Le cronache dell’epoca indicano che in questa immotivata carneficina i morti furono undici, ma questa si può dire che fu sono una prova per il vero e proprio massacro che venne perpetrato il giorno seguente poco distante da lì. Il 22 settembre un migliaio di manifestanti entrò in piazza San Carlo. Sotto i portici laterali erano stati allineati dei militari in assetto da guerra a presidiare la piazza e, all’ingresso della folla nella piazza, non si mossero. A quel punto, come succede in tutte le sommosse popolari non pacifiche, un gruppo di persone cominciò a tirare delle sassate in direzione della Questura. La risposta non si fece attendere, gli allievi Carabinieri scesero in piazza e, dopo essersi disposti, cominciarono a fare fuoco sui manifestanti. La sfortuna volle che alcuni colpi sparati dagli allievi Carabinieri attraversassero le apertura laterali dei porticati della piazza e colpissero alcuni dei soldati in attesa. A quel punto la situazione che già era grave divento irrecuperabile. Dai due lati della piazza i militari, credendo di essere stati attaccati dai rivoltosi, cominciarono anche loro a sparare sui cittadini in fuga. Alla fine del massacro rimasero sulla piazza, oltre ai militari uccisi, anche 27 civili. Alcuni cadaveri, in attesa che l’ordine fosse ristabilito ed i feriti portati via, furono adagiati nei pressi del Cavallo di Bronzo. Ci volle qualche ora perchè tutti i feriti fossero soccorsi.
Questo evento è ricordato da una minuscola targa posto sotto i portici della piazza (peccato che debba ancora individuarla se no avrei allegato la foto).
Facendo il mio solito giretto (ieri) mi sono imbattuto in dei mezzi non a motore che di solito non si vedono per le strade e li ho fotografati. Purtroppo la prima volta risulta sfocata, ma l’ho fatta correndo in bici senza fermarmi e purtroppo non sono riuscito a mettere a fuoco in breve tempo.
1) Partiamo appunto dal primo e “più comune”, un monociclo.
2) Continuiamo con una bici un po’ strana, molto appariscente. L’ho incrociata molte volte per Torino in questi ultimi mesi ed oggi ho chiesto al proprietario (molto disponibile) se potevo fargli qualche foto. La caratteristica della bici è quella di essere verniciata in verde militare ed avere sul parafanghi anteriore un modellino di fortezza volante, una luce d’aereo ed un clacson a corno, mentre sul posteriore due borse e due borracce sempre militari. Davvero caratteristica!
3) In queste ultime 3 settimane questi mezzi li ho incontrati molte volte in centro, solo una specie di rischò che fanno pubblicità al sito web www.sganciamoci.it.
4) E per ultimo il più strano della giornata in assoluto, la bici senza pedali. Sono stato a inseguirla per 2-3 minuti cercando di capirne il funzionamento. In poche parole si basa su una ruota posteriore di dimensioni maggiori della anteriore e il guidatore è in posizione eretta. Una volta messa in marcia per farle continuare il moto basta sbilanciare il corpo su e giù su una piattaforma collegata alla ruota posteriore. Il baricentro della ruota posteriore è spostato rispetto all’asse centrale e quindi, una volta avviato, basta applicare una minima forza per continuare a far girare la ruota e creare il movimento sbilanciandola.
Dubito di incontrare qualcosa di più strano almeno a breve!
Iniziamo col dire che questa città non esiste più. E’ stata demolita nel 1993 dopo essere stata completamente sfollata nel giro di due anni. Penso che un agglomerato urbano di questo tipo possa essere l’incubo di ogni amministrazione comunale. Kowloon Walled City era una vera è propria città-quartiere che sorgeva all’interno della vera città di Kowloon. Il terreno su cui fu avviata la costruzione di questa città era quello dove sorgeva un vecchio fortino inglese. Il passare degli anni ed il continuo aumentare dell’abuso edilizio ha fatto in modo che sorgessero edifici alti anche una ventina di piani e così vicini gli uni agli altri da non far filtrare la luce del sole all’interno. Kowloon Walled City era una sorta di città fortezza e divenne in breve tempo un paradiso per la delinquenza. Le triadi potevano essere considerate le padrone dell’area e la legge del protettorato inglese di Hong Kong all’interno non valeva, nessun poliziotto si sarebbe mai segnato di entrarci ed uscirne vivo. A metà anni ‘70 fu portata a termine una retata da ben 3000 agenti di polizia e la situazione si stabilizzò.
La città vista dall'Esterno
Le condizioni di vita all’interno della “città murata” di Kowloon migliorarono e furono aperte scuole e portata l’acqua potabile. Enormi vasche sui tetti contenevano l’acqua necessaria alla normale vita di tutti i giorni. Le condutture dell’acqua potabile arrivarono nei dintorni della città quartiere solo intorno agli anni ‘70. Nel 1987 ne fu decretata la condanna a morte ed al tempo era uno dei posti sulla terra con maggiore densità di popolazione, quasi 2 milioni di persone per km quadrato. Ora al suo posto sorge un enorme parco in cui, attraverso alcune strutture lasciate inalterate, se ne perpetra il ricordo. Alcuni vecchi edifici sono diventati adirittura monumento di Hong Kong e di conseguenza sono stati restaurati.
Ora sarei curioso di vedere il film “Crime Story” con Jackie Chan girato nel 1993 nella città fantasma di “Kowloon Walled City”. Durante le riprese ho letto che furono, addirittura, fatti saltare in aria degli edifici per alcune scene. Chissà se esiste in lingue diverse dal cantonese…